I BETA BLOCCANTI

Impiego dei betabloccanti nella BPCO

A cura del dott. Enri Gliozheni

I beta-bloccanti sono uno strumento importante per la cura dell’ipertensione arteriosa, della cardiopatia ischemica, dello scompenso cardiaco, delle aritmie cardiache, dell’ipertiroidismo, del tremore essenziale, del glaucoma, della cefalea ecc. Molti di noi sono perplessi sul loro impiego nei pazienti con BPCO. Per quanto riguarda il ricettori beta i betabloccanti si dividono in due gruppi: – i betabloccanti non selettivi che bloccano sia i beta1 che i beta2 ricettori, – i betabloccanti selettivi che hanno affinità beta1 > beta2. I loro benefici effetti farmacologici sono dovuti al legame con i recettori beta1 che permette di controllare gli effetti sfavorevoli delle catecolamine sul sistema cardiovascolare. Il problema è il concomitante legame con i recettori beta2, prevalenti sulla muscolatura liscia bronchiale, responsabile potenzialmente di un peggioramento dei fenomeni di broncocostrizione nei pazienti affetti da BPCO. Per questo superare questo problema sono stati prodotti betabloccanti sempre più selettivi sui beta1 ricettori. I β-bloccanti cardioselettivi più diffusi sono: acebutololo, atenololo, bisoprololo, nebivololo, metoprololo. Nonostante i betabloccanti sempre più “selettivi” spesso questi farmaci non vengono prescritti per la “paura” di peggiorare la componente broncospastica. Cosi i betabloccanti risultano ancora sottoimpiegati nei pazienti affetti da BPCO. Recentemente Nielsen e coll. hanno utilizzato un enorme database che ha raccolto e seguito per più di 6 anni in Danimarca dei pazienti arruolati tra il 1995 e il 2015. Questo gruppo ha valutato gli effetti a lungo termine dei beta bloccanti sul rischio di BPCO in circa 300 mila pazienti ipertesi nuovi utilizzatori di beta bloccanti confrontandoli con circa 1 milione di pazienti che assumevano qualunque altro farmaco antipertensivo, in assenza di storia di ricoveri per BPCO. Il risultato principale dello studio è stato che i pazienti trattati con beta-bloccanti hanno presentato un rischio significativamente ridotto di ospedalizzazione per BPCO. Inoltre nei pazienti trattati con betabloccanti sono risultate significativamente ridotte sia la mortalità globale, sia quella per BPCO. I benefici della terapia beta-bloccante erano rilevabili già a sei mesi di follow-up. Inoltre gli autori hanno confrontato l’utilizzo di beta-bloccanti beta1 selettivi verso i non selettivi e i risultati di sicurezza si sono confermati anche con l’assunzione di questi ultimi. Per i più scettici i dati di questo larghissimo studio confermano la sicurezza dell’utilizzo dei betabloccanti nei pazienti affetti da BPCO che richiedono l’impiego di un betabloccante. Fonte: E Clinical Medicine 2019; 7: 21-6 Nielsen et al. Beta-blocker therapy and risk of chronic obstructive pulmonary disease – a Danish Nationwide study…

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