IL PAZIENTE AGITATO

IPERTENSIONE DA CAMICE BIANCO, SOLO PAZIENTI AGITATI?
di Simone Mininni

Quante volte nei nostri ambulatori difronte ad un riscontro di valori pressori elevati ci siamo sentiti dire: “Non ho mai avuto questi valori! Scusi dottore ma mi sento un po’ agitato! Sarà solo questo momento, non mi vorrà mica dare un farmaco?” Spesso anche per pigrizia diamo ragione al paziente e ci limitiamo ad invitare a riprovare i parametri con calma. Facciamo bene, o perdiamo una buona occasione per iniziare una terapia preventiva in un paziente potenzialmente a rischio?
L’ipertensione da camice bianco (WCH: white coat hypertension) non è una condizione da trascurare perché è associata ad un rischio cardiovascolare più elevato rispetto a quello dei soggetti normotesi. Una ulteriore conferma viene da una nuova meta-analisi, recentemente pubblicata sugli Annals of Internal Medicine, che ha utilizzato i dati di 27 studi clinici osservazionali comprendenti 38.487 soggetti normotesi, utilizzati come controlli, e 25.786 pazienti affetti da ipertensione da camice bianco, non sottoposti a terapia ipotensiva, o da pazienti ipertesi in trattamento che presentavano un effetto camice bianco (WCE: white coat effect) ovvero un incremento dei valori pressori misurati in ambulatorio rispetto a quelli misurati fuori dell’ambulatorio.

Confrontati con i soggetti normotesi, i pazienti con WCH non trattati hanno presentato un rischio più elevato di eventi cardiovascolari (+36%), di morte per tutte le cause (+33%) e di morte cardiovascolare (+109%). L’incremento del rischio è risultato meno evidente (+26%) ma sempre statisticamente significativo negli studi che avevano incluso l’ictus nella definizione di evento cardiovascolare.

I pazienti in trattamento con effetto camice bianco (WCE), invece, non hanno presentato un profilo di rischio significativamente diverso da quello dei pazienti normotesi.
Questi risultati confermano quanto affermato dalle linee guida europee 2018, secondo le quali il rischio cardiovascolare e la prevalenza di danni agli organi bersaglio nei pazienti con WCH, sono inferiori a quelli dei pazienti con ipertensione sostenuta(valori elevati sia in ambulatorio che fuori dell’ambulatorio) ma superiori a quelli dei pazienti realmente normotesi. In particolare, i pazienti con WCH presentano un maggiore rischio di sviluppare una ipertensione sostenuta, fenomeno che potrebbe spiegare almeno in parte l’aumentato rischio di eventi e di decesso. Per questo motivo, i soggetti con WCH dovrebbero essere sottoposti ad un controllo periodico, almeno biennale, dei valori pressori “out of office” mediante monitoraggio domiciliare (HBPM)o ambulatoriale (ABPM). Non vi sono al momento evidenze a favore di un trattamento farmacologico dei pazienti con WCH, che potrebbe esporli al rischio di ipotensione o di altri effetti collaterali della terapia, anche se le linee guida europee non escludono la possibilità di un trattamento riservato ai soggetti con profilo di rischio cardiovascolare elevato o nei quali sono documentabili danni agli organi bersaglio. Allo stesso modo non si vi sono evidenze a favore della opportunità di intensificare la terapia ipotensiva negli ipertesi in trattamento che presentano un WCE.

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