INSONNIA, SI RISCHIA DI PIÙ

Maggior rischio di ictus e cardiopatia ischemica con l’insonnia
Secondo uno studio cinese, alcuni sintomi dell’insonnia sono associati a un maggior rischio di malattie cardio-cerebrovascolari (CCVD). In particolare sono la difficoltà nell’iniziare o mantenere il sonno (DIMS), il risveglio del mattino (EMA) e la disfunzione diurna (DDF) a causa del cattivo sonno ad aumentare il rischio. Inoltre, sembra che l’associazione sia più forte nei giovani adulti e negli individui senza ipertensione. Queste conclusioni sono frutto di una ricerca, pubblicata su Neurology, in cui Bang Zheng, della Peking University Health Science Center in Cina, e colleghi hanno analizzato i dati di 487.200 individui tra i 30 e i 79 anni senza CCVD al basale, provenienti da 10 diverse regioni cinesi e inclusi nello studio prospettico China Kadoorie Biobank. La presenza e la frequenza di sintomi dell’insonnia sono stati valutati tramite un sondaggio effettuato tra il 2004 e il 2008 in cui i partecipanti hanno riferito di avere avuto DIMS, EMA e/o DDF almeno 3 giorni a settimana. In un follow-up mediano di 9,6 anni sono stati registrati 130.032 casi di CCVD e i tre sintomi dell’insonnia sono stati associati a un lieve aumento del rischio di CCVD totale.
I partecipanti con un sintomo hanno avuto un rischio maggiore di cardiopatia ischemica e di ictus ischemico ma non emorragico. La presenza di tutti i tre sintomi ha aumentato il rischio di CCVD del 18%, di cardiopatia ischemica del 22% e di ictus ischemico del 10% rispetto agli individui asintomatici. E l’associazione tra i sintomi e l’incidenza di CCVD è risultata più forte nei giovani adulti o nei partecipanti senza ipertensione al basale. È da notare che non è stato tenuto conto del sonno non ristoratore e che la valutazione degli unici tre sintomi dell’insonnia inclusi è stata effettuata solo al basale. «Pertanto le nostre conclusioni devono essere interpretate con cautela a causa di possibili bias di informazione» notano autori. Dagli Stati Uniti, James Burke, della University of Michigan e non coinvolto nello studio, ha evidenziato che l’effetto rivelato è molto piccolo e ci sono fattori confondenti non misurati. Mentre per Julio Fernandez-Mendoza, del Penn State College of Medicine non coinvolto nello studio, i sintomi dell’insonnia auto-riferiti per almeno 3 volte a settimana dovrebbero essere presi sul serio dai medici. Gli autori dello studio, infine, sottolineano la necessita di determinare se i cambiamenti nello stile di vita o l’igiene del sonno per migliorare i sintomi dell’insonnia possano ridurre il rischio CCVD.
Neurology. 2019. doi: 10.1212/WNL.0000000000008581
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31694922

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