Le Statine stabilizzano la placca aterosclerotica mediante una calcificazione ‘buona’

Prof Francesco Vittorio Costa

Si è a lungo pensato che la terapia con statine riducesse il rischio di eventi coronarici
ischemici, in parte stabilizzando le placche aterosclerotiche vulnerabili alla rottura e in
parte svuotando il contenuto lipidico e di altri componenti molli delle lesioni.

Uno studio che ha valutato le dimensioni e la composizione della placca mediante angio-
TC coronarica seriale (CTA) suggerisce che la terapia con statine potrebbe aumentare la

densità delle calcificazioni della lesione in un modo che ne rende meno probabile la
rottura.
Due scansioni CTA sono state ottenute a distanza di almeno 2 anni su più di 2500
lesioni coronariche in 857 pazienti presenti in un registro internazionale, il 64% dei quali
era stato in terapia con statine ininterrottamente per tutto quel tempo. Il resto dei pazienti
non era stato mai trattato con statine nel periodo intercorrente tra le scansioni. Obiettivo
principale dello studio era la progressione della composizione della placca nelle singole
lesioni coronariche.
Sei tipi di composizione della placca sono stati definiti in base all’attenuazione della
placca: bassa attenuazione, fibro-grassa, fibrosa, calcio a bassa densità , calcio ad alta
densità e calcio ad altissima densità .
I tassi di progressione di questi 6 tipi di placca sono stati valutati in base all’interazione
tra l’uso di statine e il volume di placca al basale, aggiustati per i fattori di rischio e
l’intervallo di tempo tra le scansioni. La progressione della placca è stata anche esaminata
in base alla densità di calcio al basale.
Come atteso, si è rilevato che le placche nei pazienti trattati con statine progredivano di
volume più lentamente rispetto a quelli non esposti ai farmaci. Ma la CTA ha rilevato altri
cambiamenti nel tempo in base alla densità dei componenti della lesione, come
visualizzato e misurato dalla variazione all’interno della lesione nell’attenuazione del
segnale nella scala di grigi.
In generale, le placche coronariche nei pazienti trattati con statine si sono trasformate
da contenenti calcio a bassa densità a calcificazioni prevalentemente a densità più
elevata. Nel frattempo, le placche con le densità di calcio più basse hanno progredito di
volume a velocità maggiore rispetto a quelle contenenti il calcio più denso, che hanno
mostrato una progressione più lenta.

I risultati suggeriscono che l’uso di statine induce maggiori tassi di trasformazione
dell’aterosclerosi coronarica verso placche contenenti calcio ad alta densità. Ciò
comporterebbe secondo alcuni studi, una progressione complessiva della placca più lenta.
Tutti i risultati della letteratura supportano il concetto di rischio aterosclerotico ridotto con
aumento della densità
In altre parole, i risultati potrebbero in parte spiegare il modo in cui la terapia con statine
riduce il rischio aterotrombotico, in quanto suggeriscono che le statine rendono le placche
progressivamente meno vulnerabili “aumentando la densificazione” del calcio e
diminuendo i componenti più morbidi.

JAMA Cardiol. Published online August 18, 2021. doi:10.1001/jamacardio.2021.3055
del calcio.

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