Ormoni tiroidei

Effect of Short-Term L-Thyroxine Therapy on Left Ventricular Mechanics in Idiopathic Dilated Cardiomyopathy

Hala Mahfouz Badran, MD, FESC, FRCP, Naglaa Faheem, MD, Amr Zidan, MSc, Magdi H.
Yacoub, MD, FRS, and Ghada Soltan, MD, Egypt, and London, United Kingdom

Journal of the American Society of Echocardiography Volume 33 Number 10

L-THYROXINE TREATMENT OF CARDIOMYOPATHY

Gli effetti degli ormoni tiroidei (OT) sul sistema cardio-vascolare sono conosciuti da oltre 100 anni, sia sul piano molecolare che sugli effetti cellulari che portano a alterazioni emodinamiche. Lo stato degli OT dipende sia dal traporto nel sangue che dalla azione intracellulare regolata dalla deiodinasi tipo I. Gli OT hanno un’azione inotropica (contrazione) e lusitropica (rilasciamento) nello stato di riposo, e di up-regolazione dei recettori adrenergici (β1 e β2); inoltre stimolano la angiogenesi cardiaca, regolano la risposta cellulare allo stress e alla differenziazione delle mio-cellule cardiache.
Questo articolo valuta se un trattamento orale con OT può cambiare la meccanica del ventricolo sinistro (VS) e il suo stato funzionale in pazienti con cardio-miopatia dilatativa idiopatica (CMDI). Sappiamo che il riscontro di valori alterati di TSH (alto o basso) è associato con un “rate” di mortalità superiore alla media e alto tasso di ospedalizzazione.
Inoltre una “bassa” T3 è un indice prognostico molto sfavorevole nei pazienti con scompenso cardiaco (SC) e associato a maggiore mortalità.
60 pazienti CMDI che stavano ricevendo un trattamento convenzionale (beta-bloccanti, ACE-inibitori, spironolattone, bloccanti del recettore per la angiotensina, diuretici, vasodilatatori, digossina) per lo SC venivano randomizzati per un trattamento con L-Tiroxina (L-T4) orale (n=40) o con placebo (N=20) per 3 mesi.

52 pazienti (86,7% – età media 41±12 anni) erano sintomatici e la loro frazione di eiezione (FE) era 32%
±7%. I due gruppi erano comparabili considerando tutte le variabili cliniche e ecocardiografiche.

Una serie di parametri ecocardiografici e di laboratorio (Vector velocity imaging veniva utilizzata per valutare la meccanica del VS, longitudinal peak systolic strain del miocardio, lo strain rate sistolico, lo strain rate diastolico precoce e tardivo, lo strain circumferenziale, la dissicronia del VS, i livelli ematici di triiodotironina, tiroxina, e TSH) furono misurati ai tempi 0 e + 3 mesi dall’inizio del
trattamento con L – T 4 . I l trattamento con L-T4 fu iniziato con 25 μg al giorno per 4 settimane e poi 50 μg al giorno per altre 8 settimane; alla fine del trattamento la concentrazione degli ormoni
tiroidei era aumentata pur rimanendo nel range normale. Le pillole di placebo avevano la stessa forma e colore di quelle di L-T4.
Nella figura le variazioni dei livelli ormonali tiroidei e del TSH osservate. Il trattamento era sicuro e indusse solo nel 10% dei pazienti infrequenti e isolati battiti prematuri ventricolari (che comunque cessarono dopo l’interruzione del trattamento con L-T4).
Tutti i pazienti che avevano ricevuto il trattamento con L-T4 migliorarono significativamente il loro stato funzionale (figura a sinistra) e i parametri ecocardiografici rispetto al gruppo placebo.
In conclusione, un breve trattamento con L-T4 è ben tollerato da pazienti con CMDI; si osserva un marcato miglioramento dello stato funzionale cardiaco con riduzione del grado di rigurgito mitraglio (P<0,001) e un incremento della frazione di eiezione (P<0,001).

COMMENTO: il lavoro senz’altro suscita interesse clinico pur con alcune limitazioni. La casistica è realmente troppo modesta per conclusioni generali sicure; il follow-up è troppo
breve e non si ha certezza di risultati clinici a distanza di tempo. Dal punto di vista endocrinologico i due gruppi di pazienti erano da considerare clinicamente eutiroidei e con un buon matching dei valori ormonali; il miglioramento clinico e dei parametri ecocardiografici sembra quindi dimostrare un uso della L-T4 non più come ormone naturale per uso sostitutivo in caso di insufficienza funzionale della ghiandola tiroidea, ma come FARMACO vero e proprio. In pratica le variazioni delle concentrazioni ormonali osservate sarebbero soltanto un “marker” ormonale e non specchio della sua azione
come farmaco. E questo rende ancora più difficile l’interpretazione dei dati comunque interessanti.

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